Un giorno incontrai un bambino cieco, mi chiese di descrivergli il mare, io osservandolo glielo descrissi, poi mi chiese di descrivergli il mondo...io piangendo glielo inventai...

Walid è un ragazzo di Baghdad, ha 12 anni e vive nei sotterranei della pietà. Suo padre è scomparso da qualche anno, forse morto ammazzato, forse suicida. Forse ancora vivo, a combattere per la resistenza iraquena. O almeno questa è la rassicurazione di Walid: lotta per il suo Paese, per un futuro di libertà. E scuote la testa, piangendo all’ombra della luna, conscio della sua stessa illusione.
Walid vende il suo corpo tra le strade di Baghdad, da 2 anni o poco più. A tarda sera s’addentra nei vicoli della città aspettando d’esser chiamato: mercanti occidentali, pastori locali, giovani in divisa. E smercia i propri favori in cambio di qualche spicciolo, di un po’ di cibo e di un sogno d’indipendenza.
Walid è stato trovato morto, tra le macerie di Baghdad. Il cranio, aperto da due proiettili d’arma militare, colava rossa utopia; gli occhi spalancati fissavano il cambiamento che non c’era, il pugno aperto salutava una vittoria mancata. E il sorriso, d’innocente attesa, festeggiava una pace che tarda ad arrivare.
Ancora una candelina spenta tra la polvere di Baghdad.
E ora esprimilo tu, il suo desiderio.
Di Baro/Riflex..Da Il focolaio.com